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Su alcuni manufatti di Marco Degl’Innocenti,  testo di Adolfo Natalini

Attrezzi da lavoro: innestati su lunghi manici di legno una mano ad artiglio è un rastrello, una mano distesa in verticale è una vanga, una mano in orizzontale è una zappa.Il progenitore di tutti i coltivatori è entrato  in un negozio di attrezzi: ha comprato solo i manici, i ferri li aveva già nelle mani.In un racconto di Borges un ignoto Pierre Menard scrive oggi il Don Chisciotte senza farne una copia: è una nuova creazione identica all’originale ma differente per il tempo in cui viene prodotta.

Una volta ho visto Marco lavorare sulla copia delle formelle della porta nord del Battistero fiorentino. Ho cercato dietro le sue spalle l’ombra del Ghiberti: sicuramente ne avrebbe ammirato il mestiere sapiente e la passione.Marco aderisce alle cose: le sceglie, le riproduce, le combina, le inventa, le crea in un processo senza fine in cui le cose si caricano di senso e alla fine sono un autoritratto.

Un’incudine di terracotta invetriata è pronto a sostenere i colpi crudeli di un maglio di ferro rimanendo in bilico su un su un sontuoso cuscino di velluto rosso.È più duro il ferro o la terracotta? Come nel gioco sasso forbici e carta ognuno vince sull’altro ciclicamente.Una fionda tende invano i suoi elastici che sono diventati  rigidi di bronzoUn piatto da batteria attende d’esser  percosso dalle bacchette ma nel frattempo è stato inglobato da un tronco d’albero cresciuto nell’intervallo di una battuta.Mappe fantastiche nascono dal craquelé di piastrelle in ceramica e spilli con teste sferiche segnano il luoghi notevoli al viaggiatore curioso o al flàneur.

Di uno strumento meccanico di una civiltà scomparsa è rimasta solo la fragile custodia di cotto  che era sicuramente destinata a scomparire prima del ferro che conteneva.Un naturalista folle ha collezionato campioni vegetali e li ha resi eterni con un rivestimento in  caolino.Una pila di mattoni in laterizio porta i segni di un divoratore di argilla.Una custodia di velluto raccoglie un  set di cucchiaini da caffè che contengano nell’incavo l’impronta digitale dell’autore: sfuggiranno all’ incauto commensale cleptomane.Una coppia di guanti da giardiniere masochista hanno spine di rosa conficcati nel  palmo della mano.

Marco Degli Innocenti lavora come un alchimista nel trasformare le materie e lavora come un artista che, come scriveva Paul Klee, non rappresenta il visibile ma rende visibile.I suoi oggetti scultura sono esplorazioni in un’altra dimensione e in un altro tempo.Seppur prodotti ora e qui non sono contemporanei: il presente non basta e chi sposa lo Zeitgeist resta presto vedovo.I suoi oggetti scultura raccontano un’ arte antica della materia che travalica i tempi trasformando idee in cose e cose in idee.È in questo vagabondaggio della fantasticheria che sta il lapsus (il salto, l’inciampo) tra l’idea e l’ oggetto.

Marco Degli Innocenti ha rinunciato da tempo all’innocenza, malgrado il destino insito nel nome (nomen-omen) e affronta il mondo con la crudele gentilezza dell’artista.

Ora attendiamo altri suoi manufatti destinati alla nostra meraviglia.

Adolfo Natalini

http://www.nataliniarchitetti.com


On some artifacts of Marco Degl’Innocenti

Tools for Work: grafted onto long wooden handles, a clawed hand is a rake, a vertically stretched hand is a spade, a hand positioned horizontally is a hoe.The progenitor of all farmers went into a tool shop: he bought only the handles; the blade was already in his hands.In a story by Borges, an unknown Pierre Menard’ writes Don Quixote today without its being a copy; it is a new creation identical to the original but different for the time in which it is produced.

Once I saw Marco working on the copy of the panels of the north door of the Florentine Baptistery. I looked over his shoulder for the shadow of Ghiberti: surely he would have admired the skilful craft and passion.Marco adheres to things: chooses them, reproduces them, combines them, invents and creates them in an endless process in which things are charged with meaning and at the end are a self-portrait.An anvil of glazed earthenware is ready to support the cruel blows of an iron mallet while yet remaining poised on a on a sumptuous red velvet cushion.Is iron harder than clay? As in the game rock, paper, scissors where everyone beats the other cyclically.A sling stretches in vain its elastic that has become rigid bronze.A flat drum is waiting to be struck by its sticks but has since been incorporated by a tree trunk grown within the range of a beat.Fantastic maps come from the crackle of ceramic tiles while pins with spherical heads mark the major sites to the curious traveler or the flaneur.Of a mechanical instrument from a vanished civilization, there remains only the fragile brick enclosure which was destined to disappear before the iron it contained.A crazy naturalist collected plant samples and made them eternal with a coating of kaolin.A stack of bricks in terra-cotta bears the marks of a clay eater.A velvet case displays a set of teaspoons whose hollows contain the author’s fingerprints; these will escape the notice of the careless kleptomaniac dinner guest.A pair of gloves belonging to a masochistic gardener bears rose thorns driven into the palms.

Marco Degl’Innocenti works as an alchemist in converting materials and works as an artist, when, as Paul Klee writes, he does not reproduce the visible but makes visible.His sculptural objects are explorations into another dimension and another time.Even though the products are here and now they are not contemporary: the present is not enough and he who marries the zeitgeist is soon a widower.His sculptures speak of an ancient art of matter that goes beyond the times, transforming ideas into things and things into ideas.It is in this wandering reverie that the lapsus may be found (the jump, the stumble) between the idea and the object.

Marco Degl’Innocenti renounced his innocence a long time ago, despite the fate inherent in the name (nomen-omen) and faces the world with the cruel kindness of an artist.

Now we await further objects produced by him and destined to our wonder.

Adolfo Natalini

http://www.nataliniarchitetti.com


Frances Lansing ,

From an early age Marco Degli’Innocenti was fascinated with the natural phenomenon of the countryside surrounding his childhood home in Bagno a Ripoli. His curiosity expressed itself in an unusual capacity to reproduce birds, animals, fruits, seeds, branches… in highly detailed three dimensional clay studies. Growing up, his explorations gradually extended to nearby Florence and quite naturally to the unique human accomplishments of its sculptors.

The messages of a sculptor are through the work of his hands. Marco’s discourse is a visceral communication with artists released from the confines of timeframe. It has been empathetic – to heal or restore, value, realize and expand. He understands that art, whatever else its subjects, has to do with artists. Their materials, techniques and ideas.

In deciding to show his work, he allows us insight into his part of the conversation, his visions and thoughts. Solid transfiguration of natural forms; nature may be suspended but its essential messages are preserved. The hand is always present, either through impression or implied action. The sculptor is a maker. Here are some of the words you could use to speak of his sculpture: carve, model, mold, scrape, smooth, construct, select, assemble…Or its materials: bronze, terra cotta, wood, paper, silicon gum…

Or – better still – forget all words and let the work speak for itself.

 


Fin da quando era un bambino Marco degl’Innocenti era affascinato dai fenomeni della natura della campagna intorno alla sua casa a Bagno a Ripoli.

La sua curiosità si esprimeva in una straordinaria capacità di raffigurare uccelli, animali, frutti, semi e rami in piccole sculture in creta piene di dettagli. Crescendo,  le sue esplorazioni si estendevano alla vicina Firenze e con grande naturalezza si avvicinavano agli straordinari risultati umanistici dei suoi scultori. I messaggi di uno scultore passano attraverso il lavoro delle sue mani. Il rapporto di Marco con gli artisti di tutti i tempi è una sorta di adesione viscerale che sorpassa le frontiere temporali. E’ diventato un rapporto di empatia – capace di mantenere e restaurare, valorizzare, realizzare ed espandere le opere. Marco capisce che l’arte, qualunque sia il suo soggetto, ha a che fare con gli artisti: con i loro materiali, con le loro tecniche e con le loro idee.

Decidendo di mostrare il suo lavoro, ci introduce nelle sue conversazioni, visioni e pensieri.

Sono trasfigurazioni solide di forme naturali; la natura può essere sospesa, ma i suoi messaggi vitali sono conservati.

La mano è sempre presente, sia attraverso un’ impressione o un ‘ azione implicita. Lo scultore è un facitore. Qui ci sono alcune delle parole che si potrebbero usare per parlare delle sue sculture: intagliare, modellare, stampare, scrape, lisciare, costruire, scegliere,assemblare … O potremmo usare le parole dei materiali:

il bronzo, la terracotta, il legno, la carta, il silicone …

O – meglio ancora- potremmo dimenticare tutte le parolee lasciare che il lavoro parli da solo.

Frances Lansing