Custodiscimi.

L’uso della terra così fragile e intima , per me estremamente importante è  motivo di ispirazione.
Il mio lavoro vuole dare una simbolica importanza agli oggetti di uso quotidiano della vita contadina, oggetti come una vanga o una falce che di per sè sembrano senza valore, hanno invece un valore immenso . Più si usa un attrezzo o uno strumento più diventa parte del proprio corpo, capire come usarlo in modo sapiente fino a instaurarci un rapporto di affinità, il voler in modo imprescindibile prendersene cura. Un musicista, che suona il proprio strumento se ne prende cura anche quando lo strumento dorme nella propria custodia, l’oggetto unito alla vita.

L’utensile in sé non è meno importante dell’uso cui è destinato, costituisce di per sé un risultato e un valore. Tra la mano e l’utensile ha inizio un amicizia che non avrà fine. Quando è nuovo, l’utensile non è “fatto”; bisogna che tra esso e le dita che lo impugnano si stabilisca un accordo formato di appropriazione progressiva, di gesti lievi e coordinati, di abitudini reciproche e anche di una certa usura. Allora lo strumento inerte diventa una cosa viva.

Cit. H.Focillon, Vie des Formes suivi de èloge de la main , Paris 1943.

La ricerca e l’interesse dei miei lavori ruota intorno a questa citazione, un filo conduttore continuo.

Custodiscimi, nasce da una riflessione sul voler proteggere utensili di uso comune.
Il valore che ognuno dà alle proprie cose, citando il musicista, l’artigiano o il contadino, l’importanza che danno ai loro strumenti, alla loro fragilità nel trattarli e nel custodirli. Non c’è strumento più importante di un altro che possa mettere in rilievo o in ombra l’immagine di chi quello strumento usa. Lo scopo del mio lavoro è il voler far riflettere sulla manualità dell’uomo e su tutti quei mestieri che spesso non vengono ricordati nella loro essenziale importanza, come il mestiere del contadino.

L’immagine finale del mio lavoro è una custodia di terra cruda. La zappa e la falce sono impresse nella terra mescolata ad un inerte organico (prodotto per restauro di pietra e affreschi) reversibile con acqua. Mi piace pensare alla reversibilità del lavoro che possa cambiare uso e tornare terra.

Gli elementi in metallo, ossia le cerniere e le aste per tenere aperte la custodie sono fatte a mano d’artista in ottone galvanizzato in oro 24 carati.

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La mia residenza è un giaciglio.

Il lavoro pensato e realizzato durante la  residenza artistica in Palazzo Monti a Brescia sta nel significato della parola stessa: Residenza. Sostare, abitare, vivere, plasmando la parola in giaciglio, letto improvvisato con mezzi di fortuna. Sono sempre stato affascinato dai giacigli degli animali visti nei boschi, li ho sempre osservati provando un senso di grande conforto. La sosta, il riposo di un animale mi ricorda la base del cinghiale di Pietro Tacca (1577-1640). Ho voluto mantenere l’aspetto originale dei pani di argilla, non volevo che perdessero la loro immagine modulare. Il gesto di sedersi e sdraiarsi fatto di proposito ma non completamente esplicito, un immagine sfumata come di un passato già accaduto. L’osservatore quindi dovrà sforzarsi e cercare le cinque posizioni,  che sono le notti passate a Palazzo Monti circondato da pensieri, piccoli animali e motivi vegetali, come le mie soste meditative nei boschi.

The completed work carried out during the artistic residency at the Palazzo Monti, in Brescia, can be described with one word: residency. The act of inhabiting a sanctuary constructed by pieces that came together by luck.

I’ve always been attracted to animal’s nests in the forests of Italy, watching  them peacefully take shelter gave me a sense of comfort.

The unwind, an animal’s rest reminds me of the base of Pietro Tacca’s boar (1577-1640).

I wanted to maintain the original look of clay beds loaves, I didn’t want to lose their modular imagine.

The concept of sitting and lying down, on purpose but not completely explicit, a blend imagine of an occurred past. The observer is forced to find the five positions, which were the number of nights I stayed at Palazzo Monti, with my thoughts, surrounded by animals and nature.

Tools.

Marco Degl’Innocenti TOOLS galleria C2 FIRENZE- marzo 2017-

Tools, strumenti del lavoro artigiano o contadino, attrezzi di una quotidianità desueta, quasi scomparsa, o elementi di un’immaginario deposito sentimentale personale, fissati nella forma plastica più raffinata che Marco Degl’Innocenti qui raccoglie e propone con l’attenzione preziosa dell’artista e la disposizione malinconica e ironica del poeta che ne certifica lo status di “cari estinti”.

Si tratta di un’installazione site specific con cui Degl’Innocenti fa il suo esordio con una mostra personale che testimonia la necessità di misurarsi in un terreno nuovo, di fare i conti con sé stesso a metà del cammino.

Non è casuale a scelta della Galleria C2, spazio ricavato dal recupero di una vecchia lavanderia, a due passi dall’istituto d’arte di Porta Romana dove Marco Degl’Innocenti si è formato e dove è iniziata la carriera di artista restauratore che, in quasi trent’anni, lo ha visto confrontarsi, senza soluzione di continuità, con i grandi scultori rinascimentali e i migliori maestri moderni e contemporanei, passando per Canova. Senza dimenticare il ruolo di consulente alla realizzazione plastica per tutta una serie di artisti che stanno nel parterre de roi dell’arte contemporanea internazionale e non possono prescindere dalla sua grande sapienza delle cose “fatte ad arte”.

Tutto questo non va dimenticato e costituisce una premessa necessaria ma non sufficiente. Premessa per un nuovo inizio, sempre nel territorio della scultura con le caratteristiche della narrazione figurativa.

Una narrazione che, attraverso i vari, preziosi e ironici frammenti racconta la vicenda di un mondo che è scomparso, o sta scomparendo, sotto gli occhi di chi cerca di trattenerne i valori più profondi e più sentiti. E soprattutto di restituirne la sobria bellezza , spesso nascosta nei materiali.

Per quanto appropriato possa essere il riferimento, penso a quella catalogazione per frammenti dei sentimenti umani realizzata molti anni fa (quando Marco nasceva) da Goffredo Parise nei suoi Sillabari, che restano una delle più convincenti testimonianze poetiche della fine di un mondo.

I Sillabari erano il tentativo di trattenere l’idea di un sentimento “in forma di parole” , ma anche il sapore di un mondo che stava svanendo per sempre.

Ecco,credo che con TOOLS Marco Degl’Innocenti voglia presentare un suo personale sillabario in forma di scultura e ricordarci che, se non esiste più, non può più esistere quell’ordine antico, attraverso i frammenti reinterpretati di quell’antico ordine si può ancora usare il linguaggio dell’arte e della bellezza.

Orion è un dei termini con cui  in Grecia si indicava l’apparire della bellezza ,fatto dinamico, momentaneo, vitale. E’un aggettivo che ci va di accostare a questi lavori.

Connotati da una sapienza e una preziosità intrinseci che però non hanno in sè nulla di epico, di compiaciuto. Si ricava piuttosto un’intonazione lirica ,una nota teneramente ironica, un sentimento malinconico,uno stile sobrio.

Che la fionda di Marco Degl’Innocenti, magicien de la terre, possa colpire lontano….

Angelo Pauletti, febbraio 2017

Ci piace, per chiudere, accostare al testo due brevi frammenti poetici; uno di John Donne e l’altro di E.E. Cummings che crediamo possano aiutare a capire, il primo il senso di questa mostra, il secondo la poetica di Marco Degl’Innocenti.

UNA PARTENZA:VIETATO PIANGERE
“Così saremo tu ed io,che devo
come l’altro piede,correre obliquamente;
la tua fermezza rende il mio cerchio perfetto, e mi fa finire,dove io ho avuto inizio”
John Donne
“Sempre sia il mio cuore aperto ai piccoli uccelli che sono il segreto del vivere qualsiasi loro canto è meglio del sapere
e li uomini che non li sentono sono vecchi”                                                                                       E.E. Cummings